IL RITORNO DELLA POLITICA

 

ACCADE, CHE DEMOCRATICAMENTE, SI UCCIDA LA DEMOCRAZIA.

L’ autarchia è sempre più imperante,i “RAPPRESENTANTI” sono sempre più distanti dai “RAPPRESENTATI”.
In Italia,dopo il governo “tecnico” , si sono celebrate elezioni”farsa”,tutto è rimasto invariato ivi compreso la gravità della crisi economica,che associata alla grave ,sempre più grave crisi delle istituzioni,non è foriera di alcuna forma di positività,anzi addirittura affossa anche la speranza.

Il potere esercitato attraverso le elezioni,(DEMOCRAZIA RAPPRESENTATIVA) non è ancora potere sovrano se manca il momento più significativo; cioè quello della partecipazione permanente al governo dei processi di formazione dei quadri dirigenti dei partiti politici.

Ieri in Italia i partiti hanno riconfermato di agire in maniera autoreferenziale ,in attuazione dei più sfacciati criteri
AUTARCHICI,CON TUTTA LA BORIA E LA CONSEGUENTE NECESSARIA RETORICA,RIBADENDO DI AVER OPERATO NELL’ESCLUSIVO INTERESSE DELL’ITALIA E DEGLI ITALIANI!

 

Chi sta uccidendo la democrazia?

PARTITO UNICO – BIPARTITISMO CHI STA UCCIDENDO LA DEMOCRAZIA?

Stanno ipotizzando che un sistema bipolare o peggio bipartitico possa risultare più spiccio e sbrigativo, perché una maggioranza si possa arrogare il diritto di imporsi muscolarmente sulle minoranze?

Entrambe le parti, operando in regime di duopolio, propendono oggi per alimentare l’autarchia, affinché venga a mancare quel collante tra rappresentante e rappresentato, cosicchè i capi delle coalizioni, di qualsiasi colorazione, possano meglio determinare una gestione oligarchica, determinando di fatto situazioni di potere che potremmo accostare al più becero dispotismo.Si prospetta una sorte infausta per la democrazia, si apre un viatico verso l’antidemocrazia, si determinano situazioni che divengono il preludio di alleanze immorali, per fame e per sete, non già di giustizia ma di potere e successo personale che nulla hanno da richiedere a quello spirito di servizio di cui dovrebbe essere caratterizzata la politica e a cui dovrebbero rifarsi gli uomini chiamati a praticarla, nell’interesse di tutti i propri simili.

Se la giustizia è prerogativa dei giusti, la politica dovrebbe essere quella nobile arte, che aggrega uomini e donne dotati di lungimiranza e spirito di servizio da porre in campo, di qualità morali ed intellettuali volte ad apportare benessere non solo materiale in una società di uomini e donne che pregni d’amore con carità cristiana intendono spendersi per i propri fratelli, consci dei rischi intrinseci ad ogni umana attività. I partiti sono dunque, per antonomasia, il Popolo costituito che si manifesta in sede politica.

L’esercizio dell’attività politica in forme leaderistiche (oligarchiche o autarchiche), o il tentativo di rendere i partiti “leggeri” sono sinonimo di azione deviante intenzionata all’eliminazione dei partiti, con un arretramento diretto della democrazia. Questo, sì, genera disillusione e disaffezione da parte del cittadino, che si sente solo più osservato come corpo elettorale e non più considerato attore sul palcoscenico della politica.

L’organizzazione significa organi e procedure per regolare la partecipazione, la discussione fino a giungere alla decisione ed alla esecuzione, pertanto ogni partito deve disporre di persone che si occupino di tutto questo ed è attraverso queste forme che si genera nuova linfa per una democrazia rappresentativa partecipativa.

I cittadini non vogliono sentirsi strumentalizzati a mero fine elettoralistico, ma al contrario sentirsi popolo sovrano costituito in corpo politico in forma stabile e duratura, attraverso i partiti, fatto salvo che questi ultimi siano in grado di coinvolgerli e rappresentarli degnamente nelle sedi istituzionali. La riflessione sulla limitazione dell’attrito rappresentativo è ancora oggi pienamente al centro della disillusione verso la democrazia.

Bisogna invece uscirne, facendo leva sulla dimensione deliberativa. Il vero momento democratico risiede tanto nell’individuazione, quanto nella discussione delle istanze o esigenze sociali.

Tuttavia non si tratta solo di una rivitalizzazione dei partiti e delle istituzioni, ma anche di una trasformazione dei costumi per la reintroduzione di una politica nobile, nell’interesse comune della gente.Perciò vi è la necessità di ricorrere ad una rappresentanza di tipo proporzionale.

Il superamento della disillusione verso la democrazia, impone una ridefinizione del concetto di rappresentanza e partecipazione, di ridefinizione del rapporto tra Rappresentato e Rappresentante.

Questa riflessione vuole essere un piccolo contributo al dibattito, a futura memoria, al fine di stimolare un serio confronto d’idee, auspicandomi di riuscire nell’intento, ribadisco cose già dette.

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